Condividi su

Dopo due anni in Nicaragua, la ticinese Sonia De Gregori ricorda la sua esperienza di volontariato: incontri, nuove famiglie allargate, progressi nel lavoro quotidiano.

Eccomi così giunta al termine di questa mia “avventura”. Sono stati due anni pieni d’incontri e momenti indimenticabili, che fortunatamente ho avuto l’opportunità di vivere e che resteranno con me per sempre. La mia permanenza in Nicaragua è stata talmente positiva che i giorni di solitudine e nostalgia sono stati davvero pochi. Sono sempre stata aiutata e sostenuta da questa mia famiglia allargata. Il feeling con le persone conosciute in questa parte del mondo è stato qualcosa di particolare e molto forte. Sono state tutte persone eccezionali, con cui ho trascorso momenti a dir poco magici.
Non vorrei sembrare patetica e mielosa ma vi assicuro che, dopo un’esperienza del genere e avendo toccato con mano determinate situazioni, tutto viene rivalutato. Come il fatto di essere nata in quella parte del mondo dove si hanno innumerevoli opportunità come studiare, viaggiare, sognare e fare progetti. In Nicaragua, al contrario, per molti anche solo sognare è utopia. 

Voglia di cambiare
Da gennaio ad aprile, con l’aiuto di Indira, siamo riuscite a introdurre non pochi cambiamenti nel laboratorio di ematologia della Facoltà di Scienze Mediche dell’UNAN, l’università del Nicaragua. È stata una fortuna poter lavorare con una persona attiva e ben disposta verso le novità come lei. Affinché un progetto possa evolvere e avere risvolti positivi è determinante lavorare con persone disponibili. La nota dolente, purtroppo, è che Indira aveva un contratto a termine e allo scadere di questo non le è stato rinnovato. Non vi dico la delusione e il disappunto. La mia maggior preoccupazione, vista la situazione economica in Nicaragua, era che lei restasse disoccupata a lungo. Fortunatamente, dopo pochi mesi ha trovato lavoro presso l’ospedale Militare di Managua. Conoscendola, sono sicura che Indira metterà in pratica quello che assieme siamo riuscite a ottenere.

Sentirsi a casa
In giugno sono stata nel Salvador, dove ho lavorato con Mäggie, una cooperante tedesca, nell’ONG Pro-Vida. Oltre a essere un’associazione umanitaria salvadoregna, Pro-Vida possiede anche tre piccoli laboratori, uno nella capitale, gli altri nelle campagne. A differenza del Nicaragua, nel Salvador molti laboratori pubblici e privati sono già in regola con le norme. Pro-Vida ha deciso di mettersi al passo, sperando così di aumentare la quantità di lavoro ed evitare la chiusura. Mäggie, venuta a conoscenza della mia esperienza nel lavoro di messa a norma all’Ospedale Civico di Lugano, mi ha chiesto di raggiungerla nel Salvador per aiutarla in questo lungo e complesso processo. Il lavoro è stato interessantissimo, tanto che sono rimasta una settimana più del previsto e sono tornata ancora in agosto per dare continuità al lavoro iniziato. A Pro-Vida mi sono trovata benissimo. Sin dal primo momento mi sono sentita a casa. La gente era di una simpatia travolgente e ben disposta ai cambiamenti. In queste due settimane abbiamo redatto un piano di lavoro. Al momento, sono tutti super impegnati e indaffaratissimi, poiché vorrebbero mettere a norma almeno uno dei tre laboratori per febbraio. Speriamo in bene…

direttamente direkt online spenden Kontaktmailadresse spanisch Version versione italiane version française English version Deutsche Version Sitemap Link zum Inhalt